giovedì 23 gennaio 2020

Oltre 115.000 visitatori alla mostra di de Chirico a Milano


Ha chiuso domenica 19 gennaio 2020, a Milano, Palazzo Reale, la mostra de Chirico. Curata da Luca Massimo Barbero,  promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Marsilio e da Electa, in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e Barcor17, è stata riconosciuta dal Ministero per i beni e le attività culturali per il turismo per ‘il rilevante interesse culturale’.

Oltre 115.000 persone per quasi 17 settimane, con una media di circa 1.000 ingressi giornalieri in 117 giorni d’apertura e un picco di 2.400 ospiti nel giorno di sabato 18 gennaio 2020, hanno visitato le 8 sale di Palazzo Reale che tracciavano il percorso artistico del Pictor optimus, a quasi 50 anni dalla antologica ospitata dalla stessa istituzione, quando ancora de Chirico era in vita. 
Il cospicuo corpus di opere,  97 in tutto in arrivo da 56 prestatori, contava dipinti provenienti da importanti musei internazionali tra i quali la Tate Modern di Londra, il Metropolitan Museum di New York, il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea (GNAM) di Roma, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, The Menil Collection di Huston e il MAC USP di San Paolo in Brasile. Numerose sono state anche le istituzioni milanesi: il Museo del Novecento, la Casa Museo Boschi di Stefano, la Pinacoteca di Brera e Villa Necchi Campiglio.

La stampa milanese, dopo l’anteprima dedicata, l’ha definita come ‘la mostra perfetta’ (Corriere della sera, Repubblica e Il Giornale); subito consigliata da Il Foglio e Avvenire, ‘da vedere’, candidata a diventare ‘una delle migliori mostre dell’anno’ (La Stampa), scelta per le copertine da TuttoMilano e ViviMilano, l’esposizione, nei tre mesi e mezzo di apertura, non ha mai smesso di suscitare l’interesse di giornalisti e critici e di incontrarne il riconoscimento.
Le principali testate d’arte hanno dedicato a de Chirico -mostra e artista- ampi servizi illustrati; allo stesso modo sono state numerose anche le recensioni critiche e le ‘letture multidisciplinari’, di addetti ai lavori e non, che hanno occupato le pagine di quotidiani e testate online (La Lettura, Robinson, Alias, Doppiozero, Internazionale, Exibart, Artribune…); ma la mostra ha anche ispirato periodici dai target più diversi, dall’architettura al design, dal turismo all’attualità, tanto da poter contare oggi la pubblicazione di oltre 100 articoli tra servizi e segnalazioni solo sulla carta stampata.

Al taglio curatoriale e alle selezione delle opere nel percorso espositivo hanno dedicato attenzione, oltre a radio e televisioni con più servizi, anche alcune prestigiose testate internazionali come The Art Newspaper e, in particolare, Blau International con un servizio di David Salle intorno a de Chirico e le origini del Postmodernismo. 
Il successo di gradimento del pubblico è confermato anche dalla partecipazione sui canali social, con una intensa attività di condivisione delle immagini di allestimento: migliaia gli scatti che si possono rintracciare sotto l’hasthag  ufficiale di mostra #dechiricomilano su Instagram.
Nello spazio del bookshop ‘d’autore’, disegnato da Leonardo Sonnoli e ispirato all’enigma, come anche il logotipo della mostra, il catalogo pubblicato da Marsilio-Electa ha venduto circa 3.200 copie, con un rapporto di 1 volume ogni 36 visitatori.

mercoledì 22 gennaio 2020

"Ricostruire la sovranità per sradicare le mafie": ne parla il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo


L'incontro, che fa parte del ciclo "Alla ricerca della sovranità perduta", è organizzato dal Centro studi Melandri, con il patrocinio del Campus Unibo di Forlì“

Giuseppe Creazzo, procuratore capo della Repubblica di Firenze, sarà il protagonista dell'incontro organizzato dal Centro Studi Melandri dal titolo "Ricostruire la sovranità ... per sradicare le mafie", in programma venerdì alle 17 l'Aula 14 del Campus universitario, in viale Corridoni 20. L'incontro, che fa parte del ciclo "Alla ricerca della sovranità perduta", è organizzato dal Centro studi Melandri, con il patrocinio del Campus Unibo di Forlì. E' aperto al pubblico ed ha come obiettivo una profonda riflessione sulle nuove forme di contrasto alla criminalità organizzata, "sempre piu capace di far sentire la sua pericolosa e nociva ingerenza nell' intera penisola  inclusi i territori di eccellenza". L'evento formativo è accreditato dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Forlì - Cesena . Presenterà l'intervento del procuratore Creazzo il professor Salvatore Vassallo, docente dell'Università di Bologna-Campus di Forlì  e direttore dell'Istituto Cattaneo.  Seguirà il dibattito, a cui interverranno Domenico Guzzo, storico e Antonio Giannelli, vice prefetto. 
Chi è Giuseppe Creazzo
Nato nel 1955, in magistratura dal 1984, ha iniziato da  sostituto procuratore a Enna dove è rimasto fino al 1989, quando è stato trasferito a Reggio Calabria, prima come sostituto procuratore presso la Pretura, poi come giudice presso il Tribunale e ancora come consigliere alla Corte d’Appello e infine come sostituto procuratore alla Procura della Repubblica presso il tribunale, dove ha  fatto parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Quale GIP di Reggio Calabria si è occupato dell’omicidio del giudice Cesare Terranova (ucciso il 25/9/1979 a Palermo insieme a Lenin Mancuso, della sua scorta) e dell’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, ucciso a Villa S. Giovanni il 9/8/1991. In entrambi i processi erano imputati i capi di Cosa Nostra. 
Da componente della DDA di Reggio, è stato referente distrettuale per i procedimenti riguardanti la tratta degli esseri umani e del settore cattura latitanti. Si è occupato di diverse importanti indagini tra cui quella sull’omicidio dell’on. Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, ucciso il 16 ottobre del 2005 all’interno di un seggio elettorale. Le indagini condotte hanno portato alla cattura e alla condanna definitiva all’ergastolo di quattro soggetti. Nel luglio 2006 è stato chiamato al Ministero della Giustizia e nominato Vice Capo dell’Ufficio Legislativo. In tale qualità ha fatto anche parte della Commissione per la riforma del codice di procedura penale presieduta da Giuseppe Riccio e di quella per la riforma del codice penale guidata da Giuliano Pisapia.
Nel marzo 2009 gli è stato conferito dal Consiglio Superiore della Magistratura l’incarico di procuratore della Repubblica di Palmi.
In tale qualità ha personalmente curato i casi più importanti, come il processo “Migrantes”,scaturito dagli scontri di Rosarno fra migranti africani e popolazione locale; ad appena tre mesi da quei fatti, che ebbero eco in tutto il mondo, fu disposta la cattura di 34 fra caporali e datori di lavoro e il sequestro di circa 200 appezzamenti di terreno dove i migranti di origine africana, molti dei quali clandestini, venivano fatti lavorare alla raccolta degli agrumi in condizioni di sfruttamento; il processo riguardante l’omicidio di Fabrizio Pioli, l’elettrauto di Gioia Tauro scomparso il 23 febbraio 2012, quando è stato assassinato durante una spedizione organizzata da padre e fratello di Simona Napoli, ragazza con cui aveva una relazione che non piaceva alla famiglia; il caso riguardante Concetta Cacciola, la testimone di giustizia che, dopo essersi ribellata ai soprusi da parte dei familiari, fuggendo e andando a collaborare con la giustizia, per amore dei suoi tre figli era rientrata a casa, dove poi fu trovata morta per ingestione di acido muriatico, forse uccisa simulando il suicidio. 

E’ stato docente a contratto di Ordinamento Giudiziario e Forense presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Reggio Calabria dal 2010 al 2013. Ha svolto incarichi di insegnamento di diritto penale e procedura penale presso la  Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della la facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Reggio Calabria. Ha svolto incarichi di relatore ai corsi di formazione per magistrati presso la Scuola superiore della Magistratura. Dal giugno 2014 è Procuratore della Repubblica di Firenze. Molte indagini in materia di riciclaggio hanno permesso di ricostruire i rapporti tra imprenditori di altre regioni e gli investimenti in Toscana, con sequestri di patrimoni (ad es. per oltre cinque milioni di euro nei confronti di soggetti con legami con la criminalità organizzata 
calabrese, nel luglio 2017).



'Finisce un'era, ripartiamo' Crimi gestirà la transizione


Il ministro annuncia le dimissioni da capo politico del Movimento. Crimi reggente

Luigi Di Maio rassegna le dimissioni da capo politico del Movimento cinque stelle. Il ministro lo ha annunciato, commosso, al termine di un lungo discorso nel quale ha sottolineato la necessità di rifondare M5s. “Io mi fido di voi – ha detto – mi fido di noi e di chi verrà dopo di me. Per arrivare fin qui abbiamo fatto salti mortali. Hanno iniziato Beppe e Gianroberto e a loro va tutto il mio grazie di cuore”. “Tanti – ha assicurato – mi hanno scritto non mollare. Ma io non mollerò mai il M5S, il Movimento è la mia famiglia“.
“Noi dobbiamo pretendere il sacrosanto diritto di essere valutati almeno alla fine dei cinque anni di legislatura. Io penso che il governo debba andare avanti, perché alla fine” della legislatura “i risultati si vedranno ma dobbiamo avere il tempo di mettere a posto il disordine fatto da chi ha governato per trent’anni prima“. 
L’INTERVENTO DI DI MAIO
“Le mie funzioni – ha detto Di Maio – passano a Vito Crimi che è il rappresentate anziano del Comitato di garanzia, che ringrazio”. Crimi ha fatto sapere che Di Maio non sarà capo delegazione a governo.
“Agli Stati generali – ha detto Di Maio – discuteremo sul cosa, subito dopo gli stati generali passeremo al chi“. “Sono consapevole – ha detto il ministro – che parte del Movimento è rimasta delusa e si è allontanata”. “Ho lavorato – ha detto Di Maio – per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso, anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata”.
“Abbiamo tanti nemici, qualcuno che resiste e che ci fa la guerra. Ma nessuna forza politica è mai stata sconfitta dall’esterno. I peggiori nemici sono quelli che al nostro interno lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità”, ha accusato Di Maio. “C’è chi è stato nelle retrovie e, senza prendersi responsabilità è uscito allo scoperto solo per pugnalare alle spalle”. 
“Dalle leggi che abbiamo approvato – ha avvertito – non si può tornare indietro. Se proveranno a cancellare la legge anticorruzione, prescrizione o reddito di cittadinanza ci saranno migliaia di persone in piazza per impedirlo. E io sarò con loro”.
“La scelta di Luigi Di Maio di lasciare la guida del M5s mi rammarica, ma è una decisione di cui prendo atto con doveroso rispetto. La sua decisione rappresenta una tappa di un processo di riorganizzazione interna al Movimento ormai in corso da tempo e che, sono persuaso, non avrà alcuna ripercussione sulla tenuta dell’esecutivo e sulla solidità della sua squadra”. Lo dichiara il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Le dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico di M5s “credo che sul governo non avranno effetti. Sono segnali di un dibattito interno a M5s, che io rispetto, su come stare in questa fase politica. Io penso che schierarsi contro il centrodestra sia un punto dirimente“, ha ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Rainews 24.
ad2e4bfb6156cdea215abcb05c86ad53.jpgFonte foto: ANLeggi anchDi Maio lancia vertici collegiali ma il Movimento è spaccato

lunedì 13 gennaio 2020

Non date al sistema proporzionale colpe che non ha


Sulla legge elettorale si registra uno scontro di pregiudizi, non di opinioni serene e ponderate. Il più pesante, di questi pregiudizi, vorrebbe che il bene stesse tutto dalla parte del sistema maggioritario ed il male dalla parte del proporzionale


Ora che il deputato 5 Stelle Brescia ha depositato un disegno di legge, si può parlare, in maniera più concreta della nuova legge elettorale. Il disegno, in sintesi estrema, prevede l’adozione del sistema proporzionale, corretto dallo sbarramento del 5% come avviene il Germania.  Ma il condizionale è d’obbligo, perché siamo appena agli inizi e c’è da aspettarsi un percorso difficile e tortuoso.
Già lo dimostra il fatto che sul tema si registra uno scontro di pregiudizi, non di opinioni serene e ponderate. Il più pesante, di questi pregiudizi, vorrebbe che il bene stesse tutto dalla parte del sistema maggioritario ed il male dalla parte del proporzionale. Immensi sarebbero i vantaggi del maggioritario: in primo luogo la stabilità dei governi: la sera stessa del voto si saprebbe chi governa. Eppoi, pensate, la trasparenza, perché gli accordi si farebbero prima delle elezioni e non dopo! Dunque, il carico da 90 per una classe politica sputtanata: non più trasformismo, cambi di casacca, mercato delle vacche a Montecitorio e Palazzo Madama. Con queste premesse, la conclusione è obbligata: lunga vita al maggioritario e morte ingloriosa al proporzionale, sentina di tutti i mali della politica, corruzione in primis.
La storia della nostra Repubblica, però, è del tutto diversa. Ed è opportuno tenerla bene a mente. Dal 1948 al 1992, è vero che si succedettero una grande quantità di governi: ma tutti sostenuti dalla DC e da partiti alleati della DC. Una continuità che molti ritenevano troppo assillante. Tanto che parole come alternanza e alternativa di governo furono tra le più gettonate nel lessico politico dell’epoca. Al contrario, dal 1994 ad oggi, le leggi elettorali varate a ripetizione, tutte pretestuosamente motivate con l’intento di dare stabilità e moralità alla politica, hanno fallito miseramente. I 25 anni che abbiamo alle spalle saranno ricordati come quelli dei record sempre più alti di cambi di casacca e di nascita, breve vita e ingloriosa morte, di partiti. Talmente tanti, da rendere impossibile ricordarli. Erano i partiti taxi: buoni per farsi traghettare in Parlamento o al governo e poi abbandonati senza pagare il prezzo della corsa. Poi, passato il voto, “tana libera tutti”.      Ed è così, di peggio in peggio, che siamo arrivati alla formazione di governi tra partiti che in campagna elettorale si erano ferocemente insultati e poi, incredibilmente, scoprivano di essere in grado di generare un programma comune. Nella cosiddetta “prima repubblica” non solo non avvenne mai, ma nemmeno ti saresti aspettato fenomeni di trasformismo paragonabili a quelli degli anni successivi. Le divergenze erano reali e avvertite in politica estera ed economica, nella visione della libertà e della democrazia, e non consentivano, se non eccezionalmente, i salti della quaglia. Non avvenne mai che i partiti “intermedi” si alleassero con il PCI per formare un governo. Sapevano che gli elettori li avrebbero puniti severamente.
Ricordare la storia aiuta a non illudersi che siano i sistemi elettorali a risolvere i problemi della politica. Coltivare tale illusione ha portato ad aggravarli, spingendo i partiti, in un delirio di onnipotenza, ad approvare leggi nel loro esclusivo interesse e, persino, ad espropriare gli elettori della loro sovranità.

sabato 11 gennaio 2020

Lotta a povertà e disagio: la Regione stanzia 10 milioni di euro



24.397 disoccupati (8,5%) e 155.858 inattivi. 75.462 persone assistiti dai servizi socio-assistenziali e 11326 utenti dai servizi per il lavoro.
Sono i numeri di quanti, nella nostra provincia, potranno rientrare nei nuovi percorsi di inclusione finanziati da Regione Lombardia con 10 milioni di euro totali.

Il decreto pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regionale mira a individuare strategie di lotta alla povertà attraverso programmi di intervento territoriale.
I percorsi contro l’esclusione sociale da attivare in 14 Ambiti regionali
Il budget è ripartito su 14 Aree Territoriali, ciascuna con un proprio referente di ‘Programma d’intervento territoriale’ e corrisponde al contributo pubblico massimo assegnabile a ciascun territorio di riferimento, a partire da un minimo di 300.000 euro e a seconda degli indicatori sociali ricavati (percentuale di disoccupati, di inattivi e di utenti che si sono rivolti ai servizi socio assistenziali e del lavoro).
Nel dettaglio: 775.000 euro sono destinati alla provincia di Varese; 591.000 euro per la provincia di Como; 300.000 euro per la provincia di Sondrio; 1,2 milioni di euro per il Comune di Milano; 1,7 milioni di euro per la Città Metropolitana di Milano; 300.000 euro per la provincia di Lodi; 1,2 milioni per la provincia di Bergamo; 1,3 per la provincia di Brescia; 462.000 euro per la provincia di Pavia; 380.000 euro per la provincia di Cremona; 365.000 euro per la provincia di Mantova; 312.000 euro per la provincia di Lecco; 811.000 per la provincia di Monza e Brianza; 350.000 euro per l’Area Interna Alto Lago di Como e valli del Lario.
I dati per provincia:
In provincia di Varese sono presenti 24.397 disoccupati (8,5%) e 155.858 inattivi; 75.462 persone si sono rivolte ai servizi socio-assistenziali e 11326 utenti ai servizi per il lavoro; in provincia di Como 20.649 disoccupati (7,2%) e  106.000 inattivi a fronte di 55.397 utenti che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 11.919 ai servizi del lavoro; in provincia di Sondrio 5443 disoccupati (1,9%) e 34.741 inattivi, a fronte di 14.799 utenti  che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 3676 ai servizi del lavoro; nel Comune di Milano 43.162 disoccupati (15%) e 224.765 inattivi, a fronte 122.161 utenti  che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 19.691 ai servizi del lavoro; in provincia di Milano 57.878 disoccupati (20%) e 301.000 inattivi, a fronte di 163.812 che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 26.405 ai servizi del lavoro; in provincia di Lodi 7000 disoccupati (2,4%) e 43.290 inattivi a fronte di 26.722 utenti che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 3500 ai servizi del lavoro; in provincia di Bergamo sono presenti 243.447 disoccupati (8,6%) e 221.800 inattivi a fronte di 142.200 utenti che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 24.286 ai servizi del lavoro; in provincia di Brescia 30.170 disoccupati (10%) e 237.200 inattivi a fronte di 172.900 utenti dei servizi socio assistenziali e 28.600 dei servizi per il lavoro; in provincia di Pavia 16.261 disoccupati (5,7%) e 98.900 inattivi a fronte di 46.400 utenti che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 5153 ai servizi per il lavoro; in provincia di Cremona 8300 disoccupati (2,9%) e 65.400 servizi inattivi a fronte di 54.600 che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 7700 ai servizi per il lavoro; in provincia di Mantova 12.726 disoccupati (4,4%) e 74.800 inattivi a fronte di 42.200 che si sono rivolti utenti che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 4100 ai servizi del lavoro; in provincia di Lecco 8888 disoccupati (3,1%) e 59.200 inattivi a fronte di 30.800 utenti che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 7000 ai servizi del lavoro; in provincia di Monza e Brianza 24.700 disoccupati (8,7%) e 156.000 inattivi a fronte di 95.300 utenti che si sono rivolti ai servizi socio-assistenziali e 10.900 ai servizi del lavoro.
Piani: priorità è valorizzazione persone in condizione di vulnerabilità e rivitalizzazione aree disagiate
«La strategia – ha commentato l’assessore alla Famiglia, Genitorialità e Pari Opportunità Silvia Piani – prevede un approccio integrato a sostegno della valorizzazione delle persone in condizioni vulnerabili e dello sviluppo e della crescita dei territori a rischio marginalità. Per noi infatti  – ha concluso – rivitalizzare le aree lombarde colpite da isolamento geografico, o calo demografico e bassi livelli di servizi, è un impegno primario che intendiamo mantenere, aumentandone le opportunità e migliorarne le condizioni di vita degli abitanti».
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lunedì 6 gennaio 2020

Europa per cittadini: bando 2020 per progetti su identita' UE



Fino al 1° settembre 2020 è possibile presentare domanda a valere sul nuovo bando UE per la realizzazione di progetti dedicati all'identità europea, dai gemellaggi tra città alle iniziative della società civile. A disposizione 17,9 milioni di euro.
Il bando rientra nell'ambito del programma Europa per i cittadini 2014-2020, il cui obiettivo è contribuire a promuovere la comprensione tra l'UE e i suoi cittadini e a sviluppare il senso di identità europea.
Bando 2020 Europa per i cittadini
La call 2020 finanzia le quattro misure previste dal programma, suddivise in due linee di intervento:
Linea 1: Memoria europea
·         Progetti relativi alla Memoria europea
Linea 2: Impegno democratico e partecipazione civica 
·         Gemellaggio tra città
·         Reti di comuni
·         Progetti della società civile
Le proposte progettuali possono essere presentate da enti pubblici od organizzazioni non profit con personalità giuridica; almeno uno Stato membro deve partecipare ai progetti della componente Memoria europea e della misura Gemellaggio tra città e almeno due Stati membri devono partecipare ai progetti delle misure Reti di comuni e Progetti della società civile.
I candidati devono risiedere in: 
·         Stati membri dell’UE;
·         Albania, Bosnia-Erzegovina, Repubblica di Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Kosovo.
Il programma è potenzialmente aperto anche ai paesi che abbiano sottoscritto un accordo internazionale con la Commissione europea per la loro partecipazione al programma:
·         i paesi in fase di adesione e i paesi candidati effettivi e potenziali, conformemente ai principi generali e alle condizioni generali per la partecipazione di tali paesi ai programmi dell’UE istituiti a norma dei rispettivi accordi quadro, di decisioni dei consigli di associazione o di accordi analoghi;
·         i paesi EFTA membri del SEE, conformemente alle disposizioni dell’accordo SEE.
Per la presentazione delle domande sono previste diverse scadenze, fissate tra il 4 febbraio 2020 e il 1° settembre 2020.
·         Fondi UE 2014-2020
·         Finanziamenti europei

Tribunale dei brevetti, c'è aria di sconfitta Il centrodestra attacca

Dopo Ema, per Milano c'è il pericolo di un bis Gelmini: «Candidatura sparita dai radar

Milano rischia un'altra sconfitta. Sul tribunale dei brevetti c'è aria di disimpegno governativo e un'altra bocciatura sarebbe un colpo durissimo dopo il verdetto che ha assegnato all'Olanda la ambita sede dell'Agenzia del farmaco.

L'istituzione comunitaria che controlla i medicinali (l'Ema) aveva sede a Londra ed è clamorosamente finita ad Amsterdam - invece che al Pirellone - dopo il sorteggio che a Bruxelles ha deciso il testa a testa con Milano. Altra storia, altre istituzioni ed esito positivo invece - per Milano e Cortina - sulle Olimpiadi invernali del 2026, ma sulla sede del tribunale dei brevetti, assegnato a Londra, adesso pare che rischiamo grosso. La partita è apparentemente ferma dall'estate, anche per il lungo stallo della Brexit, ma il recente trionfo di Boris Johnson in Gran Bretagna dovrebbe dare un'accelerata. Èd è a fine giugno che risale l'ultima notizia rintracciabile dal Governo: un incontro alla Farnesina, su invito del ministro Enzo Moavero Milanesi, al quale parteciparono il governatore Attilio Fontana, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e la presidente della Corte d'Appello di Milano Marina Tavassi. Fu occasione di un «articolato scambio di vedute sull'accordo istitutivo del TUB, non ancora in vigore, e in particolare sulla sede della sua Divisione Centrale, originariamente assegnata a Londra». Il Comune di Milano e la Regione hanno confermato l'interesse ad accogliere la sede, preannunciando «una formale candidatura» di Milano.
Poi, da parte del governo, praticamente più niente. E adesso a suonare la sveglia arrivano la capogruppo alla Camera di Forza Italia, Mariastella Gelmini, il capogruppo azzurro a Palazzo Marino Fabrizio De Pasquale e il segretario lombardo della Lega, il deputato Paolo Grimoldi. «La Brexit è sempre più vicina, ma la candidatura di Milano è sparita dai radar - dice Gelmini - Tra i motivi dello stop l'inconcludenza e la totale inaffidabilità del governo in campo internazionale e poi la mancata ratifica dell'accordo da parte della Germania. Ospitare la sede del Tribunale comporterebbe un notevole indotto economico e nuovi posti di lavoro. Una opportunità da cogliere al volo». «Milano, la Lombardia e l'Italia avrebbero quindi tutto l'interesse a chiudere al meglio questa partita. Eppure l'impegno dell'esecutivo, fino a oggi, sembra assai poco concreto. Dopo la débâcle sull'Ema, perdere anche il Tribunale dei brevetti sarebbe la dimostrazione che il peso specifico del governo Conte è prossimo allo zero».
«Sulla candidatura è calato il silenzio più totale - osserva preoccupato De Pasquale - Chiediamo al sindaco di informare il Consiglio. Alla luce di alcune sue dichiarazioni la sua credibilità dovrebbe metterci al riparo da sorprese. Tuttavia dopo aver perso l'Ema è necessario un grande e continuo sforzo diplomatico per portare a Milano non un evento ma una sede duratura di una istituzione europea che assicura nuovo lavoro e investimenti».
Anche Grimoldi incalza: «Cosa aspettano Palazzo Chigi e la Farnesina a darsi una mossa?». «Che fine ha fatto la candidatura di Milano per l'assegnazione della sede del Tribunale Europeo dei Brevetti, quando Londra lascerà l'Europa? Il Governo, dopo un incontro nei mesi scorsi con il governatore lombardo Fontana, aveva promesso il massimo sostegno e invece finora non ha fatto nulla. Eppure Milano ha tutti i requisiti per ottenere questa assegnazione, avrebbe una sede già pronta per ospitare il tribunale in uno spazio adeguato da 850 metri quadrati, già disponibile in via San Barnaba, ed è la città giusta, a livello europeo, per affiancare Berlino e Parigi che ospitano le attuali altri due sedi». «La partita sta entrando nel vivo, dobbiamo darci da fare, ma se il Governo resta a guardare perché tanto dei lombardi non gliene frega niente...».